Termovalorizzatore Bolzano

Entrato in funzione nel 2013 il termovalorizzatore di Bolzano tratta i rifiuti urbani e gli speciali assimilabili di tutta la Provincia di Bolzano, ogni anno smaltisce 130.000 tonnellate di rifiuti.

L’impianto dispone di tecnologie all’avanguardia a livello europeo che consentono di abbattere il livello degli inquinanti emessi ben al di sotto dei limiti di legge.

Il calore prodotto dalla combustione dei rifiuti viene convertito in vapore e utilizzato per produrre energia elettrica e termica: ogni anno recuperiamo quasi 90 milioni di kWh di energia elettrica e 94 milioni di kWh di energia termica.

L’energia elettrica viene ceduta quasi totalmente alla rete nazionale, mentre quella termica viene completamente ceduta alla rete di teleriscaldamento della città di Bolzano. In forza dell’elevato rendimento l’impianto di valorizzazione di Bolzano è classificato come impianto di recupero energetico.

Scopri come funziona l’impianto Brochure Scheda tecnica

Il controllo delle emissioni

Il termovalorizzatore di Bolzano è soggetto ad Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA), che stabilisce i valori limite delle emissioni dei principali inquinanti, la tipologia e la frequenza dei controlli e le caratteristiche dei rifiuti trattabili. Definisce, inoltre, gli obblighi di comunicazione agli organi di sorveglianza e di trasparenza nei confronti della comunità.

I valori limite delle emissioni in atmosfera fissati dalla normativa provinciale sono per quasi tutti gli inquinanti più restrittivi di quelli fissati a livello nazionale.

L’impianto è dotato di un sistema di misurazione in continuo delle emissioni (SME). L’organo provinciale di vigilanza dispone di un accesso remoto alla banca dei dati di emissione e di esercizio dell’impianto.

La ricerca “Landmonitoring”

Nel biennio 2016-2017 abbiamo svolto un progetto di ricerca per individuare i punti di massima ricaduta nella conca di Bolzano delle emissioni continue e accidentali del termovalorizzatore di Bolzano.

Dalla ricerca è emerso che il luogo più colpito della conca di Bolzano, nel giorno e ora meteorologicamente più sfavorevole dell’anno, è la ex discarica di Castel Firmiano ubicata alle spalle del termovalorizzatore di Bolzano e in quota. In quel luogo e in quelle condizioni l’impianto incide solo per lo 0,08% delle polveri ultrafini e per lo 0,9% degli ossidi di azoto (NO2) presenti complessivamente nella conca di Bolzano.

Nel resto del territorio le concentrazioni di tutti gli inquinanti attribuibili al termovalorizzatore di Bolzano non sono né misurabili né quantificabili.

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FAQ

Il termovalorizzatore di Bolzano può trattare rifiuti tossici o pericolosi?

L’impianto non è autorizzato allo smaltimento di rifiuti pericolosi, ma solo di quelli presenti nell’allegato D dell’Autorizzazione Integrata Ambientale N° 698527 del 20.12.2013 e successive modifiche, cioè solo determinate categorie di rifiuti urbani e speciali assimilabili agli urbani.

Che capacità ha la fossa di stoccaggio dei rifiuti?

La capacità massima di stoccaggio della fossa è di circa 5.000/6.000 t, corrispondenti a circa 15/20 giorni di esercizio.

Quanti rifiuti può trattare il termovalorizzatore?

L’Autorizzazione Integrata Ambientale del termovalorizzatore impone una quantità massima di trattamento pari a 130.000 t/anno di rifiuti; giornalmente può bruciare dalle 240 alle 400 t di rifiuti. Tale quantità dipende sostanzialmente dal potere calorifico del rifiuto: tanto più elevato è il potere calorifico, tanto minore è la quantità trattabile.

A che temperatura vengono bruciati i rifiuti?

Nella camera di combustione i rifiuti vengono bruciati a una temperatura normalmente compresa tra i 900°C e i 950°C; se questa per cause imprevedibili dovesse scendere al di sotto di 850°C (temperatura di combustione minima prescritta per legge), interviene automaticamente il blocco dell’alimentazione che impedisce l’immissione di rifiuti al forno e che perdura fino al ristabilirsi delle condizioni prescritte.

Qual è la differenza tra termovalorizzatore e inceneritore?

Normali inceneritori e moderni termovalorizzatori sono tipologie di impianti completamente differenti, per i criteri di progettazione adottati, per le tecnologie utilizzate, per le emissioni che li caratterizzano e per il rendimento energetico complessivo. Le due tipologie di impianto hanno in comune il solo “combustibile” utilizzato, cioè i rifiuti: ma mentre un normale inceneritore di vecchia tecnologia ha come unico scopo la semplice “termodistruzione” e quindi non è ottimizzato sotto il profilo ambientale ed energetico, in un termovalorizzatore di moderna tecnologia, progettato secondo criteri ambientali e normativi estremamente restrittivi e per conseguire elevati livelli di rendimento, vengono privilegiati gli aspetti del contenimento delle emissioni - oggi ridotte ai minimi livelli tracciabili dai più moderni strumenti di analisi - e la performance energetica. In virtù della prestazione raggiunta il nuovo termovalorizzatore di Bolzano è oggi ufficialmente classificato come impianto deputato a operazioni di recupero energetico (R1).

Quanta energia elettrica e termica può produrre il termovalorizzatore?

Il termovalorizzatore di Bolzano può produrre fino a 90.000 MWh all’anno di energia elettrica, che soddisfano il fabbisogno di circa 20.000 abitazioni, e fino a 260.000 MWh all’anno di energia termica, che significano acqua calda e teleriscaldamento per circa 10.000 alloggi. Il tutto con una significativa riduzione delle sorgenti di emissione distribuite in modo puntuale sul territorio cittadino (impianti tradizionali di riscaldamento e per la produzione di acqua calda).

Come vengono depurati i fumi?

I fumi prima di essere immessi in atmosfera attraversano tre stadi di depurazione, consistenti in un trattamento cosiddetto “doppio secco”, che ha luogo su due filtri a maniche e un abbattimento finale su un reattore catalitico deNOx SCR. Sul primo filtro a maniche avviene la prima depolverazione e la rimozione grossolana di acidi, metalli pesanti e diossine, mentre sul secondo filtro a maniche viene perfezionata la rimozione di tali inquinanti fino al raggiungimento dei valori di progetto (largamente inferiori ai limiti di legge). Il catalizzatore provvede poi alla decomposizione degli ossidi di azoto.

Dove finiscono le polveri dei filtri e le ceneri pesanti che escono dal forno?

Le polveri prodotte dai filtri vengono convogliate in due serbatoi e avviate ad impianti di recupero in Italia ed in Germania. Le ceneri pesanti prodotte dalla combustione vengono smaltite in discarica, essendo un rifiuto non pericoloso.

Il materiale ferroso contenuto nelle scorie viene recuperato?

I materiali ferrosi contenuti nelle ceneri pesanti vengono recuperati mediante un separatore magnetico e inviati a riciclaggio.

Come vengono controllate le emissioni al camino?

Al camino è installata una stazione di monitoraggio continuo delle emissioni che controlla istantaneamente le sostanze emesse in atmosfera. Tutte queste misure vengono registrate e sono accessibili on line in ogni momento agli organi di controllo dell’Agenzia Provinciale per l’Ambiente e pubblicate giornalmente sul sito eco center.

Oltre al monitoraggio continuo dei fumi, quali altri tipi di controlli vengono eseguiti al termovalorizzatore?

Oltre al monitoraggio automatico in continuo dei fumi vengono eseguite analisi periodiche di laboratorio sulle ceneri pesanti, sulle polveri di filtrazione, sulle acque e sui fumi e inviate agli organi di controllo dell’Agenzia Provinciale per l’Ambiente.

Come mai in certi periodi dell’anno si vede il fumo uscire dal camino ed in altri periodi no?

Il fumo depurato in uscita dal camino ha una temperatura di circa 140°C e contiene prevalentemente vapore acqueo: questo è visibile soprattutto nel periodo invernale, quando la temperatura atmosferica è bassa e l’umidità relativa elevata. Ciò favorisce la condensazione del vapore contenuto nei fumi e determina la formazione del cosiddetto “pennacchio”, ben visibile sopra il camino e costituito unicamente da innocuo vapore acqueo condensato.

Quali benefici pubblici può portare un termovalorizzatore?

I benefici che derivano dal termovalorizzatore consistono nello sfruttamento ottimale dei rifiuti residui non riciclabili, che sarebbero altrimenti destinati alle discariche, consentendo al tempo stesso una riduzione del volume degli stessi di circa il 90% e il recupero di grandi quantità di energia elettrica e termica. Oltre a ciò, i termovalorizzatori di ultima generazione, come quello di Bolzano, sono impianti con emissioni a bassissimo impatto ambientale, che garantiscono il rispetto di limiti di assoluta tranquillità e che comportano la riduzione del consumo di combustibili fossili tradizionali, un’elevata efficienza energetica e, grazie al teleriscaldamento, il conseguente risparmio sui costi complessivi di riscaldamento della città. Tutto ciò comporta anche un grado maggiore di sicurezza ambientale, in quanto il teleriscaldamento permette di eliminare le emissioni delle numerose caldaie e canne fumarie a servizio di singoli edifici.

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